Giovane militare Gianni e Rodolfo Mitica Vespa: in gara Sempre avanti Birmania Radio Monte Grappa

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Gianni alla Casa Bianca Unico capitolo di 4 pagine

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Sei in : I miei primi venti anni. _  Pagina 2 di 4

Frequento le scuole elementari, poste nel centro del paese, ove attualmente c’è la Loggia con un grande orologio posto sul lato nord del fabbricato.
Ricordo i nomi dei miei maestri: la maestra Brianese, il maestro Osellame ed un altro maestro di cui non ricordo il nome, noi gli avevamo dato l’appellativo... "Bacicia".
Un giorno mio padre, quando ho 12 anni, mi porta a visitare Venezia assieme alla mamma e zia Armida. Mi ricordo però, di una visita a Venezia fatta quando avevo 5 anni, assieme a papà, mamma, nonna Elena e zia Teresina ciò che ricordo fu il Ponte di Rialto.

Gianni a una recita

Finite le elementari frequento le medie sempre a Montebelluna. Eravamo nel periodo fascista, ero inquadrato nella squadra Élite degli avanguardisti presente nelle più grandi cerimonie e parate fasciste, sia a Montebelluna come a Treviso. Ogni sabato esercitazioni per l’affiatamento e per lo sport nelle varie discipline atletiche.
La mia famiglia: mio padre era amante della caccia e fin da piccolo lo accompagnavo per le campagne alla caccia di quaglie, passere, tordi, colombi, lepri, oche e anatre. Vista la mia passione al tiro, mi acquistò un calibro 22 e spesso alla domenica mi accompagnava al Tiro a Segno nel poligono di Biadene; io sparavo col Flobert e lui col fucile Modello 91.

A Montebelluna il Dopolavoro Ferroviario aveva una squadra di tiratori composta da: Battistini, Cesaro, Erri, Giocondi e Moro, la quale, periodicamente, partecipava a gare nazionali. Cito le più importanti: Genova, Milano, Verona, Roma, Palermo.
Siamo a Palermo e la gara consiste: cinque tiratori messi nella posizione a terra con ognuno un caricatore con sei colpi, bersaglio 10 sagome di ferro alla distanza di 200 metri, ogni tiratore deve abbattere due o più sagome.
Al comando: "fuoco" parte il cronometro che viene arrestato all’abbattimento dell’ultima sagoma; la classifica si ottiene iniziando da chi ha totalizzato il minor tempo. Mio padre è alla postazione numero 4, il caso volle che il tiratore al n. 1, mentre mio padre ha già abbattuto le sue due sagome, ha abbattuto una sola sagoma, rapidamente mio padre sposta la mira da 4 a 1 (posizione scomoda) e con un sol colpo centra la sagoma riducendo di parecchi secondi il tempo della squadra e portare a casa un terzo posto onorato con coppa e medaglie.

A Venegazzù abitavano i parenti di mia mamma: il nonno Giuseppe, la nonna Fiorina, gli zii Santino e Giovanni, le zie Elvira, Rosina ed Armida, quest’ultima spesso veniva a trovarmi a Montebelluna e la consideravo una sorella maggiore, era allegra e spensierata.
Armida all’età di 18 anni va, come domestica, a Lancenigo, nella casa dei genitori di mio papà e vi rimane fino all’età di trent’anni quando si sposa con Amedeo un ragazzo di Caonada, dall’unione nacquero due figli.

Mia madre, Maria, donna della passata generazione, tutta casa, chiesa e lavoro per preparare ogni cosa necessaria al marito e al figlio. Non bigotta ma intraprendente, dedita agli scherzi verso i suoi coetanei.
Un giorno, di nascosto, appende un cartello sulla schiena di Carlo Casaretto nostro amico che sovente era ospite e lo spedisce per il paese - il cartello riportava: "Cerco moglie anche usata". Era celibe e cinquantenne; Carlo, vistosi guardato con insistenza dalla gente, dopo un pò si accorge della burla, precipita a casa mia, tutto agitato con: "Porca maone... tutti i me vardava... porca maone... cosa atu fato siora Maria... tutti ci mettemmo a ridere compreso il Carlo... offerto un bicchierino e tutto finisce.

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